Quebrantos. Storie dell'esilio argentino in Italia
A cinquant’anni dal colpo di stato che il 24 marzo 1976 inaugurò la notte più buia dell’Argentina, questo libro ritorna nelle mani dei lettori. Lo fa con la stessa urgenza di allora, ma con un peso e un significato che solo il tempo trascorso può conferire. Rieditare questo libro oggi, a mezzo secolo di distanza, non è un esercizio di archeologia della memoria. È un atto profondamente politico e civile. È necessario perché il tempo, se da un lato lenisce le ferite personali, dall’altro rischia di offuscare i contorni netti della storia, di trasformare l’atrocità in un dato astratto, in una mera voce di capitolo nei libri di scuola. Perché ciò che è accaduto, come ammoniva Primo Levi, “può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”. In un’epoca d’informazioni frammentate e di risorgenti nazionalismi, la memoria è l’unico argine che abbiamo. Questo libro è un frammento di quella memoria. È un atto di amore e di resistenza. Che queste voci continuino a parlarci, a distanza di anni e di oceani, perché il loro dolore e la loro dignità non siano stati vani. Affinché, in Argentina e nel mondo, risuoni forte e chiaro il monito che è nato da quelle stesse ferite: “Nunca más”.
